I nuovi dati.

A distanza di pochi giorni dal rilascio dei dati sui residenti, ecco quelli del Ministero dell’Interno, elaborati dall’Istat.

Prima di tutto bisogna aver chiaro che i dati sono relativi a chi ha l’obbligo di presentare domanda per ricevere il permesso di soggiornare in Italia e questo obbligo non vale per i cittadini comunitari. Si tratta quindi di dati relativi a cittadini non comunitari. Sono utili perché la fonte è il permesso di soggiorno breve e lungo (la vecchia carta di soggiorno).

Qualche dato.

Il totale è pari a 3.764.236; nel 2012 c’è stato un aumento di 127.000 unità e uno su quattro è minore.

Nel 2012 sono scaduti oltre 180.000 permessi che non sono stati rinnovati.

Il numero di nuovi ingressi è diminuito ed è aumentato il numero dei titolari del permesso di lungo periodo.

I permessi per lavoro sono calati del 43%, quelli per famiglia del 17.

Le principali nazionalità presenti sono Marocco, Albania, Cina, Ucraina e Filippine.

Se si confrontano i dati del 2007 con quelli del 2012 (1° gennaio 2013) è evidente, continua l’Istat, il calo dei permessi per lavoro (da 150.000 a 70.000), mentre i ricongiungimenti sono passati da 86.000 a 116.000. Insomma è questa la “modalità prevalente di ingresso in Italia”.

Tra i tanti dati elaborati è utile prestare attenzione al fatto che quasi il 70% dei cittadini non comunitari entrati nel 2007 sono regolarmente presenti oggi ed 1 su quattro è titolare della “carta di soggiorno”.

Se si passa al numero o percentuale per le diverse collettività, allora superano il 20% e sfiora il 30% Albania, Tunisia ed Egitto. Al di sotto del 10% Cina e Filippine.

L’Istat  aggiunge poi una valutazione importante: “I percorsi di stabilizzazione degli stranieri sul nostro territorio rappresentano un aspetto interessante per lo studio dell’integrazione.” Non è condivisbile lo sguardo da studioso che con stile accademico usa i termini interessante e studio. Probabilmente occorre andare oltre questo stile e cominciare a pensare ai cambiamenti sociali come processi (e non fenomeni interessanti) e alle politiche (e non solo studio) per le integrazioni possibili.

Una traduzione possibile dell’approccio che propone l’Agenzia può essere il seguente: la nazionalità (condizione giuridica) conta, ma la carta di soggiorno ed il numero dei ricongiungimenti familiari sono passaggi non solo di stabilizzazione ma di prospettiva e di volontà non più e solo di inclusione. Allora potrebbe essere estesa la “giurisprudenza FÖRSTER” (5 anni di residenza continuata di un cittadino europeo in altro Stato dell’UE sono sufficienti per essere trattato al pari degli altri membri di quello stato) che ha visto come sede giudicante la Corte di giustizia europea.

Attenzione però a pensare alla cittadinanza (altro tema richiamato dai dati pubblicati) come al coronamento del processo di integrazione. La condizione giuridica aiuta, ma non sancisce l’integrazione avvenuta soprattutto se si guarda all’intera società.


L’Agenzia per l’Integrazione è a Bergamo in via Pignolo n.42/c

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